Scenografie botaniche dall’architettura invisibile

Scenografie botaniche dall’architettura invisibile

Una chiacchierata con Tobia Girardi

Fare il flower designer oggi significa leggere uno spazio, ascoltare le persone, intuire un’atmosfera e trasformarla in qualcosa che possa essere vissuto. Ogni allestimento nasce da un dialogo con il cliente, con il luogo, con la stagione. Prima ancora dei colori o dei materiali, c’è la necessità di capire che cosa quell’ambiente debba trasmettere. Per questo Tobia Girardi pensa alle sue composizioni come elementi capaci di costruire emozioni, presenza e cultura identitaria di una realtà e di un territorio. È un approccio che nasce da lontano dai pomeriggi trascorsi, dopo la scuola, nella bottega del fioraio dove ha imparato che i fiori più del decoro, servono a evocare paesaggi emotivi.

Nel suo lavoro la natura è il punto di partenza, distante da una ricerca puramente estetica. Rami di larice, capsule di nigella, fiori secchi come statice e limonium dalle piccole infiorescenze leggere e vaporose, perfette per dare movimento e profondità alle composizioni. La frutta essiccata, la carta lavorata a mano e, nella stagione calda, i rami secchi dello stesso susino di Braies da cui si ricavano squisite composte. Materie imperfette, vive, stagionali, che raccontano il territorio senza imitarlo artificialmente. Di qui il legame profondo con Alpe Pragas, una ricerca di autenticità unita alla volontà di restituire il carattere della montagna attraverso dettagli che parlano di alture e aria rarefatta, contemplativa.

Ogni allestimento nasce da uno studio preciso di linee, proporzioni, vuoti e colori. Dietro alla naturalezza c’è una ricerca continua tra mostre, fiere, arte fino all’osservazione quotidiana dell’ecosistema. Anche una foglia, una nervatura o un ramo possono diventare ispirazione. Per Tobia la creatività è soprattutto capacità di osservare e trasformare ciò che esiste già in qualcosa di nuovo e coerente con il luogo che lo ospita. Quello che desidera lasciare a chi entra in uno spazio pensato da lui è una percezione di equilibrio e continuità, un senso di appartenenza al luogo. La sensazione che ogni elemento sia nel posto giusto, senza forzature. Abbiamo ancora bisogno della bellezza naturale proprio per questo, far vivere l’inimitabile e ricordarci da dove veniamo.

In un tempo che tende a togliere anima agli spazi, la natura continua invece a portare quella verità che solo il momento e la condizione sanno darci.

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