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Marille, la diva della Val Venosta
Una chiacchierata con Stefan e Karoline
La coltivazione dell’albicocco nell’arco alpino altoatesino ha oltre 150 anni di storia e in passato è stata una risorsa economica, oggi è una coltura di nicchia, preziosa, ma complessa da coltivare. In Alpe Pragas la chiamano “la diva” così delicata, imprevedibile, generosa solo quando sole, vento e stabilità del tempo riescono a trovare un equilibrio perfetto.
La Vinschger Marille, varietà autoctona coltivata tra i 500 e i 1200 metri d’altitudine, è ricca di zuccheri naturali e profumi profondi. Rispetto alle grandi superfici del sud Italia, l’Alto Adige rappresenta una piccola realtà produttiva con circa 85 ettari concentrati quasi interamente nella Val Venosta tra Merano e il Passo Resia.

La sua fragranza cambia ogni anno, proprio come accade al vino. Ma basta una pioggia improvvisa o un abbassamento delle temperature perché la sua natura sensibile ne risenta immediatamente. Con un clima sempre più estremo, questa fragilità è diventata ancora più evidente.
Eppure, quando l’estate è favorevole, l’albicocca venostana restituisce una qualità rara: morbida, intensa, quasi effimera nella sua maturazione. Proprio per questo preziosa. In Alpe Pragas ogni frutto viene pulito rigorosamente a mano e lavorato subito dopo la raccolta, nelle settimane tra fine luglio e metà agosto, quando il laboratorio lavora senza sosta.

Nella sola Val Venosta si raccolgono circa 250 tonnellate di questa varietà ogni anno. Alpe Pragas ne lavora quasi il dieci per cento, mantenendo vivo un legame profondo con il territorio e con un’idea semplice quanto difficile, custodire la fragilità trasformandola in eccellenza.